{ dieci minuti }

Se prendessi seriamente l' università e me stessa, probabilmente questo post non lo scriverei nemmeno, impiegando questi dieci minuti che mi separano da cena a tracciare assurdi spaccati assonometrici di ancora più bizzarre case a cubo - lato 7,2 m col plastico in scala 1:50, nello specifico più sghembo del sorriso di Edward Cullen, e probabilmente spaccato assonometrico più (urgh) disegno in prospettiva del progetto (cose che in realtà non ha fatto nessuno e che quindi è probabile ignori allegramente anch' io, però...peccato).
Stamattina c'è stato il compitino di Statica: un po' la mia totale mancanza di capacità logico / matematiche, un po' il mio scarso studio, un po' la professoressa Strampalata che ha proposto due esercizi assurdi, diversissimi da quello che s'era fatto in classe... è finita che io, proprio io, quella del "chissenefrega, proviamoci!", ho aspettato l' una e sono uscita senza nemmeno consegnare. Parliamone, cioè: il primo esercizio, quello sui vettori, quello su cui contavo per strappare il diciotto, era sul poligono funicolare e sì, anche se ho studiato Geometria Descrittiva, continuo a non capire cosa bisogni fare con le parallele per trovare la risultante. Aggiungiamoci che se la mia vita universitaria fosse un libro probabilmente si intitolerebbe "Salomè, l' architetta senza squadre", e che stamattina nell' astuccio non avevo manco un righellino... sì, giusto Brunelleschi e Aurel, forse il più grande genio dei megageni del mio corso, avrebbero potuto riuscire in una simile impresa. Il secondo, cinematica, era sui cedimenti vincolari, argomento delle ultime due lezioni (ehm ehm): forse, se fossi rimasta calma avrei potuto svolgerlo decentemente, ma m'è preso un attacco di insofferenza non appena mi sono accorta che dovevo lasciare in bianco la parte sui vettori, quindi ho impostato la gigantesca matrice 12 x 12 e risolto (?) il bizzarro sistema a dodici equazioni (che poteva tranquillamente essere ridotto a sei, mi ha informato Angela dopo) prima di ficcare il foglio in borsa e andarmene. Ho francamente paura di Statica a prescindere, poi, perché è uno degli esami che un sacco di gente prova millemila volte: io, quindi, con tutta la mia incapacità e svogliatezza, che speranze ho? Poi lo so che non è vero che sono così svogliata, quando mi decido a impegnarmi e la prendo come una sfida impossibile studio... ma il dubbio / la paura rimane. So che non devo mollare, semplicemente: sono nella classe della professoressa Strampalata, teoricamente pure la più buona dei professori di Statica (si va bene), non  mi conviene. Proverò e riproverò, ci perderò giornate e la testa, ma alla fine riuscirò a fare 'sto esame, suppongo. Nel mentre, tocca a Fisica Tecnica Ambientale (giovedì) e a Istituzioni Matematiche II (giovedì prossimo), s' accettano scommesse se per sbaglio riuscirò a passarne uno.


Oggi camminavo per Firenze e mi era venuto in mente un discorso introspettivo - complicato bello, uno di quelli in cui parli di te senza raccontare però a tout le monde gli affari tuoi, ma l' ho dimenticato. In definitiva, avendo idealmente più tempo, volevo scrivere qualcosa sul mio essere contradditorria e col cuore scisso, volevo spiegare il perché delle bugie, volevo spiegare un sacco di cose. Pensavo a Statica e per associazione di idee a come studio: tappandomi il naso, qualunque materia sia, alle scuole elementari come adesso, imparo a memoria pagine su pagine quando sono costretta, le tengo in mente per il tempo dell' interrogazione, le ripeto con un sorrisetto soddisfatto al professore, dopodiché ricomincio a respirare e dimentico tutto con sollievo, quasi con soddisfazione. Che senso ha, tutta questa sofferenza? Vorrei capirlo e poi diventare insegnante, proprio come Daniel Pennac racconta in "Diario di scuola". Nel mentre camminavo davanti al Duomo, adesso zona pedonale, e mi chiedevo perché dovessi sempre fare l' idiota a prescindere, specialmente quando non conosco le persone: la maggior parte dei miei compagni di università penso che pensino che sia un' oca, quella che si guarda sempre le unghie molto spesso smaltate di colori bizzarri (ma che, poverina, è troppo provinciale / squattrinata per comprarsi settordicimila ballerine come fanno i ragazzi di O.C., gruppo snob di miei compagni di corso megafèsciòn e pieni di soldi, quasi sempre fiorentini, rispetto a cui mi sento Seth Cohen e da cui sono attratta & schifata al tempo stesso; fra le altre cose, Sara a volte mi ricorda Ryan, ma non spessissimo), quella che risponde alle domande con giri di parole assurdi quando basterebbe dire "sì" o "no", quella che studia un sacco e a volte non capisce lo stesso, che è schizzinosa e fiosa, che ascolta musica banale, che...

{ 0.39 }

I dieci minuti che mi ero riservata per scrivere, prima di cena, sono ovviamente passati.
Sto per finire il plastico, anche se è una cosa informe che sta in piedi per miracolo: uno dei pochi vantaggi dell' essere pendolare è che, volendo, puoi sempre inventarti che qualcuno ti ha pestato il sacchetto con dentro il modellino, e penso che questo dirò al professo Césso, vénéto e ad essere sincera bell' uomo, ma con un' insana passione per i bagni (m' è toccato farli grandi come stanze da letto, nel progetto, per renderlo felice! E non dico altro!), ribattezzati affettuosamente appunto "céssi".
Volevo scrivere altri dieci minuti, finire il post.
C'è questa canzone con cui mi sono fissata, recentemente: "She lost control" dei Joy Division. Il fatto che ascolti musica "impegnata" dei tempi andati è, ovviamente, dovuto al fatto che ho visto "Control", il film sulla vita del cantante, e anche se è depresso come poche cose, mi è rimasto nel cuore perché è stato girato in bianco e nero ed è... non so, lento? Si prende tutto il tempo di cui ha bisogno, il regista, ed è tanto una buona cosa, buon per lui che ci riesce. Per chi non avesse visto sopracitato film, ad ogni modo, o s' intenda di musica impegnata (?) dei tempi andati quanto la sottoscritta, "She lost control" venne ispirata a Ian Curtis (il cantante) dall' attacco epilettico di una povera ragazza, giunta all' ufficio di collocamento / agenzia di lavoro itinerante / non so al tempo come si diceva con la madre in cerca di un posto: confesso di non aver tradotto o capito tutto tutto il testo, solo ascoltandola, ma a grandi linee la canzone parla appunto del perdere il controllo, di non riuscire a reggere più i colpi - da quel che ho capito, anche lui scoprì di soffrire di epilessia e probabilmente questo fu una dei motivi per cui tragicamente si uccise.
Comunque, storia dei Joy Division o meno, questa canzone mi fa pensare un sacco a Sara, la mia compagna di corso: sempre così controllata, ecco che perde il controllo di sé all' improvviso, quando meno te l' aspetti e specialmente se l' aspetta. Vedendoci, quella forte è lei: non trema davanti agli imprevisti, non confessa mai di non riuscire a fare qualcosa, stringe i denti e va avanti, parando i colpi finché può, ma poi. A me, invece, sembra che i nervi crollino quasi per copione: anche prima, quando piangevo perché il plastico nonostante tutto l' impegno e l' amore faceva schifo, ero abbastanza controllata. Non so spiegarlo, a volte mi sento un isolante: impedisco alle cose di toccarmi profondamente, negli ultimi tempi, anche se mi arrabbio con qualcuno o scoppio in lacrime è sempre tutto molto superficiale, quasi come se dovessi, lo richiede la mia parte. Per contro, capisco forse le mie amiche quando dicono che mi sono allontanata da loro, senza volerlo è vero: mi sforzo di aprirmi e parlare, di solito sembra mi venga così facile, ma ultimamente preferisco scrivere, anche se comunque spero di essere letta e non di rimanere da sola con i miei (diciamo?) problemi. Forse c' ho solo paura di non essere ascoltata.

Dovrei chiudere il post. Non so quando riuscirò a ricomparire sul blog, perché s'è rotto l' alimentatore del pc, attualmente il tecnico del computer me ne ha prestato uno dei suoi, visto che in questi giorni ho bisogno disperato di autocad e mamma l' ha mosso a compassione, ma non so fra quanto mi chiamerà per riprenderselo - e dall' HP dicono che ci vogliono dieci giorni per avere il mio indietro, d i a m i n e.
Che poi, misteri della vita: qualcuno mi dice perché l' unica cosa che riesco a disegnare in modo accettabile sono i fiori, le foglie e le piante, ma a fare piante & sezioni continuo ad essere inetta?
Ed è molto fastidioso anche avere una storia in testa, ma non riuscire a scriverla perché letteralmente ti manca quell' ora di tempo per aprire un documento di word e riempirlo - probabilmente è per questo che ho voglia di scrivere, ma dettagli. Adesso, pur di non finire il modellino, m'è venuta in mente perfino un' ipotetica sceneggiatura per una serie tv - "Ezio", trasposizione nel campo della letteratura antica di "The Big Bang Theory", le avventure di un professore di greco & latino cinquantenne che vive con la madre e fa il possibile per rimanere fuori dal mondo.

L' ha detto Charmen martedì, 17 novembre 2009, alle 00:27.


{ a singhiozzi }

Fato probabilmente mi sta dicendo che non devo scrivere questo post: l' ho iniziato due volte, e per due volte Splinder ha simpaticamente deciso in tutta autonomia di tornare alla home. Fra le altre cose, il primo tentativo era forse il primo che giudicavo "ben scritto" e "divertente", privo del tono lagnoso che ha caratterizzato tutti i miei racconti dalla scorsa estate ad oggi - tono divertente, peraltro, che al momento ho perso di nuovo, in quanto l' incursione di mamma in camera che mi domanda, per l' ennesima volta, come mai ti butti via così?! e mi ricorda che ho sprecato quasi vent' anni della mia vita, mi ha fatto passare la voglia di scrivere. Ma poiché non c'è due senza tre, riproviamoci.

Facendo il riassunto delle puntate precedenti: c'è stata la cena di classe, ed è stata un' esperienza drammatica, a tratti emozionante, non priva di cliché da telefilm e attimi ispirati rubati ai libri di David Grossman; sono andata al SIAE a Bologna, la scorsa settimana, e ho visto per un' oretta Pippi, nonché conosciuto il suo consorte MaGìx; è scesa finalmente Jacque, a cui ho fatto conoscere l' entroterra costiero toscano, le bimbe, la manifestazione Lucca Comics & Games e i locali festeggiamenti di Halloween; ho sostenuto l' esame di Materiali e Tecnologie, uscendone con un venticinque forse immeritato; c'è stato il ventesimo compleanno di Silvia N, amica della Sissina & dell' Angela che è diventata anche amica nostra per la proprietà transitiva, quindi dovrò trovarle un soprannome per distinguerla dalle altre Silvie. E sì, oggi ho scoperto di avere offeso il sindaco del mio paesello dalle pagine del giornale indipendente della Valdinievole, giornale su cui scrive la mia amica Benedetta che un mese fa mi chiese se c'era qualcosa che volevo domandare al sindaco del mio paesello e io, morendo di sonno, su msn scrissi "sindaco, ma quand'è pronta la nuova biblioteca, che quella che abbiamo è nella soffitta del palazzo comunale ed è scomoda da morire?", ignorando che lei l' avrebbe riportato testualmente nella rubrica delle domande alle istituzioni. Ma dettagli, senza considerare che quella biblioteca è davvero nella soffitta del palazzo comunale, pure se nella sopracitata rubrica m'è stato risposto che è "all' ultimo piano di un edificio antico" (concediamoglielo, mia nonna c' andava a scuola negli anni trenta ed è rimasto tale e quale, credo).

Non riuscivo ad aggiornare, in questi giorni. C' ho provato un sacco di volte, ma c'era sempre qualcosa che non mi convinceva, oppure era l' ora di uscire e dovevo chiudere tutto - d' accordo, potevo salvare su word, ma riprendere un post già iniziato è triste come riscaldare la minestra del giorno prima. In compenso, è come se fosse saltato un tappo: dopo il sabato al Lucca Comics e la cena dalla Sissina con tutti quanti per Halloween, sono riuscita a proseguire il racconto che avevo iniziato tempo fa e di cui non riuscivo a terminare il primo capitolo. Adesso, tremo a dirlo per scaramanzia, sembra che riesca ad andare avanti: probabilmente non è granché e sicuramente è troppo autobiografico, anche se mi sono sforzata in tutti i modi di prendere le distanze dalla protagonista, ma per il momento non mi importa, scrivo, rileggo, sorrido.
 
[ qui si è chiuso di nuovo Splinder, ma stavolta avevo copiato un pezzetto, quindi non devo ricominciare da capo per la quarta volta - cos' hanno tutti, dai miei amici ai computer, stasera? ]

L' università... boh, al momento va bene, in quanto ci sono le tesi di laurea e abbiamo due settimane di pausa. Ovviamente, al rientro, ci sarà la strage dei compitini, ma per oggi è festa e il resto si vedrà domani. Intanto, meditando meditando, ho scoperto che vorrei fare l' Erasmus, prima o poi: esperienza inutile quanto vorrete dal punto di vista accademico, se non dannosa, visto che secondo non so quali statistiche fondamentalmente chi parte per un Erasmus cazzeggia tre mesi... ma del resto, non è quello che faccio anche a casa? Penso che partire mi farebbe bene. Magari tornerei un po' più motivata e, anche se cazzeggiassi in quei tre mesi, perlomeno eviterei di farlo per il resto della mia carriera accademica - il che, oltre a non essere giusto, è anche francamente molto deprimente. Dove vorrei andare? Con la media che ho io (venticinque e mezzo, attualmente) dubito di avere la possibilità di scegliere, ma se potessi opterei o per la belle France, Paris, o per Salisburgo, Austria: la seconda forse potrebbe essere anche vagamente possibile, da quel che ne so dell' Austria non importa niente a nessuno - il problema è che dovrei fare un corso di tedesco, perché dubito che sapere unicamente i segni zodiacali e i giorni della settimana (cosa che ho imparato durante le vacanze con i miei, sfogliando i giornali del posto) sia d' aiuto per un esame. Sarebbe bella anche Barcelona, Spagna ma forse troppo caotica anche per me - sicuramente molto richiesta. Intanto, cerchiamo di programmare l' ultimo dell' anno tutti insieme appassionatamente e io spero intensamente di non finire sulla montagna pesciatina, a giocare a Trivial aspettando la mezzanotte come lo scorso anno (ok, eravamo nella casetta delle fate, ma insomma, Trivial ormai è diventato il male). Nel frattempo, è in programma una mostra fotografica che ha come tema l' urbanistica, in facoltà: aperta a tutti gli studenti, bisogna mandare le fotografie entro l' undici novembre e boh, forse qualcosa in tema io ho già scattato, a Firenze teoricamente dovrei tornarci prima di quella data, ma... uffa, mi vergogno! Probabilmente, considerato il totale disinteresse di Sara e Francesca per qualsiasi extra della facoltà, nemmeno riuscirò ad andare a vedere cos' hanno fatto gli altri. Miiiao.
In compenso, ho praticamente costretto la mia amica Giulia (che studia Fisica) ad accompagnarmi ad una delle famose feste universitarie: non mi importa se staremo tutti quanti stretti come sardine, o se la musica sarà assordante, come dice lei, tutto ciò fa molto telefilm e io ci voglio andare.

Eppoi...bah. Per domani ho in programma di fare una torta salata di zucchine, anche se in casa non hanno per niente fiducia nella riuscita dell' impresa: vi farò sapere se ho mandato a fuoco la casa o se ho avvelenato qualcuno, non temete - ma suvvia, non credo. Devo anche finire di leggere 'sta famosa vita di Che Guevara, di cui mi sono ricordata soltanto poco fa, quando m'è cascato il libro su piede - sì, la mia camera è diversamente ordinata, specialmente in questi giorni di semi vacanza - e di cui probabilmente il prestito m'è scaduto da un pezzo. In compenso, ho finito di leggere l' ultimo (credo) libro di Ammaniti, "Come Dio comanda", e ne sono rimasta sconvolta: magari mi farà bene leggere i libri così, forse il mio modo di scrivere diventa una buona volta meno stucchevole, però adesso tremo ogni volta che esco di casa ed è buio - per nessun motivo mio padre dovrà leggere quel libro, mai. Per il resto piove e tira vento, diventa sempre più autunno e io cerco i maglioni senza rendermene conto, perché continuo a pensare che sia il tempo dei costumi da bagno.





 

L' ha detto Charmen domenica, 08 novembre 2009, alle 00:22.


{ senza riprendere fiato }

Potrei iniziare dalle cose surreali.

Potrei iniziare dal laboratorio di oggi, laboratorio tenuto nientepopodimeno che dalla professoressa Dolores Umbridge (altrimenti detta Coccodè, ma nessuna delle mie compagne di sventura ha mai letto "Harry Potter" e nemmeno ha una passione segreta per i suoni onomatopeici, quindi la genialità di questi due soprannomi è andata perduta) e strapieno di fatti, schemi, dati - tutte cose per cui non c'è bisogno di parlare, se intuite la dotta citazione: bisognava metterci d' accordo su che treno prendere, in quanto la prossima lezione è quella della visita al Salone dell' Edilizia e dell' Architettura di Bologna, e ovviamente la Umbridge aveva trovato un treno inesistente (se vi ricordate, lei è forse la sola persona che di computer / siti internet capisce meno di me, all' interno della facoltà di Architettura). Dal mio cantuccio, piegata in due dal dolore (non tanto per lo scempio degli orari, quanto perché siamo in un certo periodo del mese), per la prima volta in un anno e un quarto ho alzato la mano e parlato senza essere interpellata, spiegando alla professoressa che era impossibile che passasse un treno intercity da quella stazione remota, in quanto non fa parte della tratta Milano C.le - Napoli C.le, tratta a cui è impossibile che sfugga un treno intercity che va a Bologna da Firenze; da Prato C.le, invece, possiamo trovare anche il regionale, che sarebbe peraltro più comodo per chi non vive a Firenze, in quanto per andare a Bologna da Firenze dobbiamo comunque tornare a Prato, e nemmeno ci impiega troppo più tempo perché i treni sull' Appennino devono andare piano, che siano diretti o che si fermino ad ogni stazione, ma certo non è fattibile, se la partenza deve essere da Firenze per forza di cose. Esterefatta, Dolores ha ascoltato tutto il mio discorso con gli occhi sgranati, annuendo perfino quando mi lanciavo in una previsione approssimativa degli orari: soltanto quando, alla fine, mi ha chiesto se ero bolognese o se prendevo spesso i treni per tornare a casa, e io le ho detto di no con un sorriso, spiegandole che sì, se non spessimo qualche volta i treni li prendo per andare a Bologna - Milano, ma che tutte queste cose le so perché a me piacciono i treni... ecco, in quel momento penso di aver fatto la figura della peggio sfigata. Ma sorvoliamo. E comunque suppongo che debbano ringraziarmi, sia lei che i miei compagni di corso: perlomeno, non passeranno le ore ad aspettare un treno che non arriverà mai.
( ...e, with a little help from Fato, forse abbiamo di nuovo un incontro spazio-temporale!)

Ho sonno.
In questi giorni ho sempre sonno, dovuto probabilmente al fatto che non riesco / voglio andare a letto ad un' ora decente e che avere come sveglia la canzone "Good Morning" del film "Cantando sotto la pioggia" è sì molto poetico, ma pare anche molto inefficace, perché mi limito a spengerla puntualmente alle sei e mezzo, mettendo la testa fuori solo un (bel) po' di tempo dopo. Gli orari quest' anno sono tutti sballati, mi alzo troppo tardi per fare il viaggio con Angela e Sara, e manco sempre chiunque faccia un' altra facoltà - eccetto le due tizie odiose delle medie, una sempre a Ingegneria Informatica perché (pare) abbia bocciato di nuovo il test di Medicina e l' altra sempre a Chimica perché (pare) abbia bocciato il test di Architettura, fin troppo desiderose di chiacchiere di prima mattina e fin troppo propense a rievocare tutti gli urli che la professoressa Fiera mi faceva, quando (povera donna!) mi chiamava alla lavagna per fare le proiezioni ortogonali e io manco le rispondevo, perché volevo assolutissimamente arrivare in fondo al capitolo del libro della settimana - la prima volta che ho letto "Il giovane Holden" è stato in seconda media, durante l' interessantissima lezione su come tagliare e inchiodare il compensato per fare un modellino, e forse c'entrano appunto le berciate che mi presi nel mentre, ma al tempo non mi garbò per niente. Comunque.
Venerdì sera sono tornata nel mondo, e precisamente al pub del Colle: poiché Raissa veniva dopo e la Chiàrina non veniva affatto, mi sono avventurata da sola per le montagne, rischiando di perdermi nel bosco (che poi non era bosco, era la strada che andava a Vangile con i lampioni fulminati e tre alberi) con il cellulare scarico, ma dettagli. È stata una serata tranquilla, come di solito sono le nostre serate: l' ospite d' onore era un gatto che s'era infilato nel pub non-sappiamo-come, al tavolo dietro il nostro c'era Zòvanni con i suoi ex compagni di classe e abbiamo giocato a Scarabeo. Per i pettegolezzi, temo che bisogni aspettare la cena di classe. Sabato invece me ne sono rimasta a letto, in quanto i giramenti di testa si sono evoluti prima in allucinazioni (a detta di tutti, il cervo che venerdì sera pensavo di aver visto di ritorno a casa, passando questa volta davvero in un bosco, l' ho sognato) e poi in febbre vera e propria. Aggiungiamoci che i miei se ne sono andati a dormire al mare (diluviava, ma ok) e avevo un po' trascurato nonna, sono finita a guardare "C'è posta per te" con lei - dai resoconti della serata, comunque, non mi pare d' essermi persa granché, solo una specie di replica del giorno prima, includendo pizza a Chiesina. Per i pettegolezzi, aspettate la cena di classe di questo venerdì - gulp, è questo venerdì letteralmente, e ancora non ho niente da mettermi, urgh! Claudia mi ha detto che potrei essere la gossip girl della Valdinievole, o del gioco di ruolo su cui siamo entrambe iscritte e su cui occasionalmente compaio (ma com'è, allora, dice lei, che continui a sapere i fatti di tutti?), nessuno lo sospetterebbe - davvero?! Suppongo debba mettermi a guardare anche quel telefilm, 'sto Chuck Bass inizia a rompermi decisamente le scatole: tipo, chi è?
...e sabato prossimo mi sa che vado a Milano, qualcuno parte per Londra domenica mattina (ma, con la storia dell' influenza suina, è bene che i miei pensino che scompare per due settimane dal mondo perché ha da studiare per l' esame impossibile da superare (?), altrimenti quando torna lo mettono in quarantena. O, peggio ancora, mettono me in quarantena, che manco sono andata a divertirmi (?) a Londra).

Ah sì, se qualcuno se lo stesse chiedendo, lo studio va molto male, grazie. Sono cose che in teoria dovrebbero piacermi, l' anno scorso Materiali e Tecnologie era la mia materia preferita, ma... basterà? Considerato che arrivo a casa talmente stravolta e stanca e che per recuperare un minimo di coerenza devo stare al pc o a scrivere o a riaggiustare piante di fondamenta o a progettare moli... sì, penso che ci vorrebbe un miracolo per riuscire ad avere una preparazione decente. Se la mattina dell' esame Zeta decide che i miei disegni vanno bene per qualche oscuro miracolo e mi fa proseguire e boccio l' esame "teorico" mi prendo a schiaffi. Decisamente (oppure inizio a studiare no-stop di qui a martedì, urgh, gulp, argh e tutto il resto).

Poi, chiaramente, ci sono tutte le bizzarre riflessioni onirico - paturniose e momenti in cui sorrido come un' idiota a lezione di Statica, quando la professoressa Strampalata ci ricorda che secondo la Geometria Descrittiva due rette parallele si incontrano all' infinito e allora eccomi a sperare che l' ultimo pezzo che mi sono persa torni al suo posto. La persona (l' ultima persona) scomparsa in estate, tanto per la cronaca, è ricomparsa misteriosamente com'era sparita e adesso suppongo che siamo amici, anche se è un rapporto più labile di quello che ho con Sara, fatto di momenti di condivisione assoluta e situazioni di indifferenza totale. Bah. Mi sto convincendo che non tutti i rapporti di amicizia devono per forza essere lineari e che non posso scomporre / analizzare ogni cosa, altrimenti ci perdo la testa, che mi sembra già andata rimbalzando per conto suo. In questo post non so se ci sono più espressioni bizzarre / pompose o parentesi, a proposito - e non fra parentesi, altrimenti era troppo.

Buona notizia: ho recuperato / ritrovato una specie di rapporto con mio padre. Non sono ancora del tutto convinta se questo sia un suo tentativo di analizzarmi, cercando di capire cos'è successo con Scienze della Formazione (siamo scoordinati: quando gli ho detto che non c' andavo più c'è rimasto perfino male, sostenendo che gli era venuto in mente di applicare le teorie della sua scuola di pensiero - come ci sono i freudiani, seguaci di Freud, ci sono gli Yunghiani, seguaci di Young e via discorrendo - all' educazione e che voleva aprire una scuola (?) nella sua vecchiaia come il padre di Louisa May Alcott - il paragone col padre dell' Alcott l' ho fatto io, eh, mica lui, manco sa che esiste il povero Amos Alcott, pace all' anima sua - e specialmente che voleva facessi la tesi (?!) di laurea sullo psicologo su cui appunto si basa la sua scuola di pensiero), perché effettivamente quello che ho detto a loro fa acqua da tutte le parti e... e adesso mi sta vicino. Perlomeno ci prova, mi manda sms quando sono a lezione, cerca di convincermi che se Architettura non mi piace posso fare qualsiasi altra cosa,  dice che vuole vedermi felice, che importa solo quello. Detto da mio padre, è francamente commovente: lentamente inizia staccarsi un po' del rancore che ho provato nei suoi confronti per tutti questi anni, un po' forse perché non è sano per me continuare a coltivare qualsivoglia tipo di rancore, e specialmente perché lo vedo cambiare. Meglio tardi che mai, suppongo. Tutto questo è molto triste, perché sia lui che mia madre hanno sempre cercato di fare IL meglio, proprio con l' articolo maiuscolo davanti, e non ne hanno mai azzeccata una nemmeno per sbaglio. Deve esserci una specie di maledizione, perché la stessa cosa è accaduta anche fra babbo e nonna e fra nonna e la mia bisnonna e... e boh, forse ora proviamo a spezzarla.

L' ha detto Charmen giovedì, 22 ottobre 2009, alle 00:33.



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Tanto piacere!

Salomè, diciannove anni e poca simpatia per le descrizioni in terza persona. Studentessa universitaria alquanto incerta presso la facoltà di Architettura, molto spesso ho la tentazione di mollare tutto e andare a fare il trovatore; nel frattempo scrivo e coloro, facendo il possibile per non prendermi sul serio.

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Stelle cadenti:


#) (Trovare) la parte mancante.
#) Ricominciare a studiare il francese.
#) Studiare dizione con tanta buona volontà.
#) Iscrivermi ad un corso di nuoto.
#) Avere Autocad e Photoshop sul computer.
#) Passare l' esame di matematica.
#) (Ri)vedere Pippi, Jacque e gli altri.
#) Passare l' esame di Geometria Descrittiva.
#) Comprare un giacchetto pratico e fashion.
#) Superare la paura di disegnare.
#) Scrivere un libro di testo di matematica.
#)Guardare "Colazione da Tiffany"
#) Un lavoro compatibile con l'uni.
#) Convincere le bimbe ad andare al Seven.
#) Fare spese da Zara e H&M per i saldi.
#) Sorridere sempre.

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