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{ ballata della saponata }
D' accordo, non è un modo particolarmente intelligente per cominciare un post a mezzanotte e trentasette. Insomma, di solito la gente che inizia i post a mezzanotte e trentasette parla di altre cose, tipo il mal di vivere o l' angoscia esistenziale, mica si chiede come mai la casa editrice che ha pubblicato "The little white horse" - il libro di Elizabeth Goudge, quello da cui hanno tratto recentemente il film - abbia tradotto il titolo con "Moonacre, i segreti dell' ultima luna". Perché sì, va bene il richiamo al cinema e tutto, che sennò 'sto libro probabilmente non lo considererebbe nessuno, ma qualcuno mi spieghi cosa c'entri l' ultima luna, con la storia originale. * Ieri ho visto Pippi! Sì, esatto, Pippi è venuta a Pistoia. Lo so, sembra assurdo, perché appena un anno fa non credevo che Pippi e Pistoia potessero stare nella stessa frase. Non so come mai lo pensassi, eh: insomma, dopotutto Pippi e Siena nella stessa frase stanno benissimo, ma Pistoia... Pistoia non lo so. Più che altro, nemmeno io a Pistoia c' avevo mai pensato: malgrado teoricamente risieda da qualche parte in provincia di Pistoia, infatti, di questa città io non me ne curo. Posso dirvi tutto su Lucca, descrivervi quali negozi ci sono in quella via di Firenze, perfino spiegarvi goffamente dove come arrivare in casa della mia amica Alessandra a Pisa, ma... ma Pistoia no, ecco. Diciamo che a Pistoia io avrei potuto vivere in un' esistenza parallela, o perlomeno frequentarci il liceo, quindi finirci in un certo senso, tipo non lo so, amici pistoiesi e tutto il resto, ma in quarta ginnasio decisi di finire tragicamente (tre debiti) l' anno a Pescia, piuttosto che scappare al liceo classico di quella città (vecchio ordinamento, senza matematica, tanto per dirne una) e quindi niente, sono rimasta con la curiosità di sapere come sarebbe stata Pistoia. Anzi no, nemmeno la curiosità, diciamo che dopo la fine del liceo nemmeno c' avevo più pensato: se la mattina ci passavo in treno, degnavo il cartello della stazione di un' occhiata distratta, ma per il resto Pistoia rimaneva il posto sfigato in cui avevo messo piede l' ultima volta verso ottobre, finendo non so in che ristorante con le bimbe. Bene, tralasciando tutta la premessa che potevo evitarvi (ma dopo mezzanotte divento logorroica, peggio del solito, chiedo perdono), Pippi è venuta a Pistoia. Il piano originale, a ben pensare, prevedeva che io l' andassi solo a prendere (appunto perché la mia provincia è abbastanza sfigata, niente a che vedere con la grandiosità di Firenze o la misteriosa medievalità di Lucca) a Pistoia e la portassi col treno da qualche parte. Tipo, chessò, Montecatini Terme. Che vabbè, è famosa per altre (discutibili) cose, di recente, ma è pur sempre un pezzo del mio mondo, quindi ha un che di sbrilluccicoso, quindi in un certo qualmodo fa parte dello spazio-tempo, quindi mi sarebbe piaciuto fargliela vedere. E dunque, una volta che ci siamo trovate al Battistero in Piazza del Duomo, sotto la pioggia che scendeva (no, ok, ho già detto due bugie: bisognava trovarci al Battistero, solo che appunto stava piovigginando, non esattamente piovendo, quindi io mi sono spostata sotto la loggia della chiesa e lei m' ha visto seduta lì, a scrutare la piazza, cercandola. E per amore di cronaca aggiungo che sarebbe stato interessante raccontarvi pure dell' omino tamarro, anche se tanto gentile, che ho incontrato sul treno, nonché delle mie perplessità su dove si trovasse la suddetta piazza, una volta arrivata, ma siccome mi sono accorta che di particolari ne racconto fin troppi, ne sembro quasi ossessionata, la chiudo qui), c'è sembrato logico avviarci verso la stazione. Ciarlando allegramente per strada e non portando a termine un discorso, ma capendoci come solo le cretine sanno fare, siamo arrivate parlando di personaggi usciti fuori dai romanzi di formazione e travagli vari davanti al cartellone delle partenze & degli arrivi: incredibilmente, tutti i treni diretti a Lucca / Viareggio avevano un trentacinque minuti di ritardo a testa. Disperata, mi informo con la signorina della biglietteria, che gentilmente c' informa del fulmine che ha colpito la linea aerea o qualcosa del genere verso Montale-Agliana: probabilmente, ha osservato saggiamente Pippi, Fato non vuole che andiamo a Montecatini. Quindi, siccome abbiamo sperimentato che al Fato è meglio dare retta, e inoltre non c'era tempo di andare & tornare per le sette, abbiamo cambiato idea: facciamo le turiste cretine, insieme, a Pistoia! E posso assicurarvi, non so se per colpa dello spazio-tempo, che fare le turiste-cretine nella (quasi) propria città è fantastico. Perché sì, forse agli occhi della folla sembrate solo due sceme che girate sotto la pioggia blaterando di Alessandro Manzoni (la cotta passò a suo tempo, ma il nome ormai resta) e degli amici suoi che suonano in piazza, e ommioddio guarda, lì c'è una fumetteria, ma lo sai che quegli omini che giocano con i soldatini ci sono venuti apposta per giocare con i soldatini, magari pure da lontano, e andiamo in quel vicolo buio & sperduto, magari spunta un folle e ci accoltella con molto travaglio, ma chissene, sta piovendo, poi ci protegge Fato, almeno quello ce lo deve e non so che altro. Indimenticabile poi la scena finale, quella delle sei e mezzo, alla stazione: io che corro come una deficiente sull' ultimo treno (mi pare di aver capito) utile per Lucca, ma nel mentre ho ancora in borsa il bigliettìn di buon compleanno di Pippi e allora facciamo un' altra cosa da film, massì, sporgiamoci fra le porte del treno e diamoglielo, magari mentre lei ti ricorda ridendo che stava quasi per decapitarsi, così facendo, salutando l' amica sua dopo una pazzagioia romana. Ovviamente, le porte non si sono chiuse: anzi, sono passati i secoli prima che il treno si decidesse a muoversi, quindi abbiamo sfruttato ampiamente anche questi ultimi minuti, dando chiaramente il meglio di noi. Insomma, voi avete mai provato a chiamare la vostra amica, fuori dal treno, giusto per vedere la sua faccia alla vista del tuo squillo? E a parlarvi così, di cretinate e di chiome fluenti, da dietro un vetro? Quando finalmente siamo partiti, lei c' ha rincorso; io andavo sempre più in fondo al treno, per salutarla e continuare a farle le boccacce. Quando è sparita dalla mia visuale, poi, mi sono dignitosamente seduta nel primo posto libero, ignorando le sopracciglia alzate delle anziane signore che avevo davanti: per una volta dovevo pensare a cose più importanti, come accendere la macchina fotografica e vedere se nelle foto sembravamo abbastanza cretine. (tutto 'sto blaterare, Pippi, è solo il mio modo per dirti: grazie della giornata!) * Per il resto, continuo ad essere perennemente confusa. (0.42) Salomè*: diciamo che il non sapere cosa vogliamo non deve essere E lo so che da questo blog molto probabilmente sembro solo la ragazzina viziata che si lamenta, in parte lo sono probabilmente, però giuro che ci sto provando. Reagisci. L' ha detto Charmen lunedì, 29 giugno 2009, alle 01:24. { il cane che si morde la coda }
Inutile girarci intorno e fingere che non sia successo: l' esame di Storia dell' Architettura non è andato bene. Partita all' inizio più che discretamente con Leon Battista Alberti e il Quattrocento, sono andata nel panico quando la professoressa mi ha chiesto di spiegarle disegnando "i caratteri linguistici del Romanico". E la fine è arrivata con la domanda sul Palladio, di cui sapevo unicamente che si chiamava Andrea di Pietro della Gondola (1508 - 1580) e che aveva una formazione fabbrile, ma che purtroppo non avevo sui miei appunti e nemmeno mi ero presa il disturbo di studiarmelo su quelli di Angela. "Lei studia ossessivamente i particolari" mi ha detto la professoressa, a metà fra il dispiaciuto e l' arrabbiato "Ma di architettura non mi ha saputo dire niente, non si pone i problemi architettonici, non pensa da architetto. Adesso si stacchi dai libri, mediti sulle fotografie e torni il sette" Ora, effettivamente, non avevo studiato. Avevo passato i pomeriggi a fantasticare con il quaderno aperto e gli appunti davanti, ma un' ora di fila concentrata non ero mai riuscita a studiare. Praticamente, sono andata all' esame con quello che avevo imparato durante il corso - se ci ripenso, che umiliazione farsi bocciare a Storia dell' Architettura seguendo pure il corso! - e con quello che avevo letto sui libri della biblioteca, ossia esclusivamente le vite. ( Lo so, studiare le vite è una perdita di tempo e non serve a niente, ma a me piace studiare le vite: praticamente, è l' unica cosa che mi piace del corso di Storia dell' Architettura. Oltre ad essere divertente impicciarmi dei fatti di questi geni, studiare le vite mi piace perché a volte trovo qualche affinità fra la loro e la mia - allora sorrido, come per un segreto condiviso. ) Siamo a giugno, e ho dato un solo esame - Matematica, dato peraltro unicamente per dimostrare a me stessa e al mondo che con la volontà si vince e si può tutto. Opzioni: ...qualcuno c' ha capito qualcosa? L' ha detto Charmen domenica, 21 giugno 2009, alle 17:38. { una storia ritrovata }
Quinta elementare. ...in realtà, di queste lezioni di tennis io ne feci solo un paio - ovviamente le ultime due, quando ormai agli altri avevano già spiegato tutto, o perlomeno a tenere in mano la racchetta senza fare danni, di conseguenza dopo un primo disastroso tentativo la maestra Cinzia mi consigliò di starmene seduta a guardare gli altri e ovviamente io scoppiai a piangere, ma... questa è un' altra storia*. Sabato mattina, quel sabato mattina. Mi sembra buffo dire adesso che le prime (e ultime, dettagli) storie fantastiche che ho scritto sono state influenzate fortemente da quello che vidi quel sabato mattina e i due successivi, perché ho scoperto oggi che è esattamente quello che è successo a J.K. Rowling. Sì, perché quella storia vaga di cui non conoscevo il titolo, ma che parlava di questa bimba rimasta orfana, che con la sua governante se ne va nel misterioso castello del misterioso zio e là, dopo una serie di misteriosi fatti & apparizioni, le viene rivelato di essere l' ultima principessa della luna... oggi ho scoperto essere tratta da The Little White Horse, libro di Elizabeth Goudge del 1946, di cui nel 1994 hanno fatto un adattamento televisivo trasmesso presumibilmente qualche anno dopo (1998? 1999? 2000?) in Italia. E, che di recente, è tornato agli onori della cronaca: è il soggetto di "Mooncare, I segreti dell' ultima luna", attualmente nelle sale cinematografiche - nonché, dicono, il libro che ha ispirato "Harry Potter". Voi non avete idea di quanto, tornata a scuola e quindi impossibilitata a vedermi il seguito di sabato mattina, mi sia tormentata per scoprire cos'era successo a Maria, al suo zio e specialmente che voleva dire tutta quella cosa sulle principesse della luna. Ai tempi chiesi a mamma e alle maestre se ne sapevano per caso qualcosa, entrai in argomento pure col mio babbo perché l' esperto di letteratura / film era lui, quando a dieci anni toccai il computer per la prima volta, con i miei genitori accanto, fu la prima cosa che cercai con google (ma ovviamente, mettendo come chiave di ricerca "bimba orfana che va dallo zio e un fantasma gli regala un ciondolo" era difficile trovare qualcosa) e riscrissi tutto quello che mi ricordavo, aggiungendo un diverso finale ogni volta, nelle ore scolastiche alle scuole medie. Distrattamente, fino a qualche mese fa, ogni tanto continuavo a cercarne la trama sulle guide tv. Oggi, tornando da Firenze e leggendo distrattamente le trame dei film al cinema su Metro, ho fatto un salto sul sedile. Non so come, cioè lo so ma non capisco il perché di questo colpo di fortuna, ma l' ho ritrovata. L' ha detto Charmen giovedì, 18 giugno 2009, alle 23:00. |
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« Ed è in parte vero, ma non del tutto vero. La gente pensa sempre che le cose siano del tutto vere. » A ritroso: oggi giugno 2009 maggio 2009 aprile 2009 marzo 2009 febbraio 2009 gennaio 2009 --- 2008 --- --- 2007 --- Parliamo di... ciarlando compleanni confessioni fides giorni di festa in breve liceale matricola meditando saharawi-tà scarabocchiando scene di vita varie & eventuali Visite: *loading* Tanto piacere!
Salomè, diciannove anni e poca simpatia per le descrizioni in terza persona. Studentessa universitaria alquanto incerta presso la facoltà di Architettura, molto spesso ho la tentazione di mollare tutto e andare a fare il trovatore; nel frattempo scrivo e coloro, facendo il possibile per non prendermi sul serio. Stelle cadenti:
Vite parallele:
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